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L a cascina del Vareglio è collocata nell’area più selvaggia del Parco delle Rocche canalesi.
Tale zona è denominata Val do Rat, nome che si riferisce alla forma assunta sulla cartina dalle originarie 80 giornate di terra di proprietà nel Varej (Vareglio): la forma di un topo.
Il cascinale risale alla fine del 1600. Dalle notizie riferite da Botto Clelia, nata al Varej ed ultima discendente dei padroni del luogo, sappiamo che la cascina fu costruita da un facoltoso notaio di nome Toppino. Questo spiega il perché di una cascina tanto lussuosa in un’epoca in cui i contadini vivevano modestamente.
La famiglia Toppino dotò la casa di un servizio igienico esterno, con tanto di tazza su cui sedersi, un vero lusso per l’epoca in cui ci si accontentava di fori nel terreno.
Il territorio della Val do Rat acquisì notorietà in passato per un evento che arricchì addirittura l’intera regione: la scoperta del “sal Canale”, farmaco naturale conosciuto per i suoi effetti lassativi.
Fu probabilmente nel 1740 che gli Aloi, speziali di Canale, durante uno dei loro sopralluoghi in cerca di erbe medicamentose, si imbatterono in una vena salina biancastra. Dopo vari esperimenti il composto prodotto venne immesso sul mercato e nel 1761 fu riconosciuto dal re Carlo Emanuele con il premio di 500 lire.
Nei primi del 900 venne abitata dalla famiglia Botto, da Tommaso Eugenio, figlio di Giuseppe Domenico, col fratello e famiglia, dove rimasero fino al 1930.
Dal 1931 al ’48 la cascina ospitò una famiglia di mezzadri che lavorava la terra e nel ’33 nacque proprio in quella casa un nostro socio, Bartolomeo Berrino.
Dal ’48 al 2004 la casa venne disabitata e abbandonata, anche se i terreni continuarono ad essere in parte coltivati.